"Stripe": la spina dorsale dei nuovi pagamenti on-line



L’ultimo round di raccolta fondi della società di pagamenti digitali Stripe ha fatto arrivare il patrimonio netto dei suoi fondatori, Patrick e John Collison, a circa 11,5 miliardi di dollari a testa, catapultandoli nel regno dei trentenni più ricchi al mondo (da "L'Internazionale").

La startup tecnologica, con sedi a Dublino e a San Francisco, è ormai un ingranaggio vitale dell’economia digitale globale, un’azienda che oggi fornisce servizi di pagamento e di e-commerce a clienti e marchi che vanno da Google, Amazon e Uber a Deliveroo, Spotify e Peleton.


Stripe è l’emblema della terza ondata di giganti della Silicon Valley.

La sua principale attività è stata definita “programmare un linguaggio per far girare soldi”.


La società vuole che l’aggiunta di un’infrastruttura di pagamento a un sito o a un’app sia semplice e intuitiva per gli sviluppatori, come cambiare un colore di sfondo o abilitare l’accesso degli utenti tramite il profilo Facebook.

Semplificando, l’idea è che gli sviluppatori possano aggiungere un servizio di pagamento ai loro siti con solo sette righe di codice.


E a differenza di PayPal, Apple Pay o di altri concorrenti, gli utenti non devono nemmeno sapere che Stripe esiste: pagano con le loro carte di credito o di debito senza dover creare un account, ricordare una password o essere confusi da strani nomi che appaiono nell’estratto conto.

Per l’analista Ben Thompson, l'obiettivo è, in fondo, realizzare l’equivalente nella finanza digitale del sistema di cavi sottomarini che collegano insieme il mondo.


“Stripe non è semplicemente una piattaforma, è una piattaforma per piattaforme”, dice.

“Stripe non è necessariamente in competizione con altri fornitori di servizi di tecnofinanza, ma cerca di essere una sorta di spina dorsale per tutti loro”.

Costruire la spina dorsale dell’internet finanziaria non è solo un’attività redditizia (come dimostrano le valutazioni stratosferiche), ma immunizza anche da molte delle guerre in corso al cuore dell’industria tecnologica moderna.

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