Prestiti in cripto-valute: falso mito di "inclusione finanziaria"?


I prestiti in cripto-valute, da un punto di vista tecnico, risultano simili ai tradizionali mutui garantiti. Si tratta di contratti tra le parti il cui oggetto è l’erogazione di una certa somma di denaro contro la garanzia di un certo bene (cripto-valute).

I debitori possono quindi usare i propri asset crypto come collaterale per ottenere un prestito in valuta fiat (ad esempio euro o dollaro) o stablecoin, mentre i creditori forniscono gli asset necessari per il prestito a un tasso d’interesse concordato.

Il tutto viene gestito da una piattaforma che assume il ruolo di mediatore tra le parti, offrendo da un lato la possibilità di prendere prestiti garantiti da cripto-valute, e dall’altro le opportunità di investimento.

Il valore nominale del prestito che sarà possibile ottenere dipende in genere dal valore delle crypto che si possiedono. Se ad esempio un utente possiede l’equivalente di 1000 euro in Bitcoin, offrendoli come garanzia potrà ottenere una quota compresa tra 400 e 900 euro di prestito (fino al 90%), ma mai più di 1000 euro.

Per quanto riguarda la durata del prestito, essa può essere estremamente flessibile all’interno di certe piattaforme, ma più rigida su altre. Tutto dipende dalle condizioni concordate al momento iniziale. In ogni caso, alla scadenza del prestito, il debitore sarà tenuto a restituire la somma più gli interessi. Se non sarà in grado, la controparte avrà diritto di rivalersi sulle criptovalute messe a garanzia.

Il mondo del crypto lending presenta vantaggi per gli utenti: sia per chi decide di prendere un prestito garantito da criptovalute, sia per chi decide di investire in prestiti crypto.

Iniziamo dal lato del debitore. Il vantaggio più evidente è la semplicità con cui tali prestiti vengono concessi. Non è infatti necessario seguire lunghe procedure burocratiche, rivolgersi a banche, mostrare le proprie capacità di generare reddito in futuro o attendere giorni e giorni: chiunque può ottenere un prestito coperto da cripto-valute in pochi passaggi, semplicemente registrandosi a una delle piattaforme.

Altro vantaggio è la possibilità di ottenere immediatamente dei soldi liquidi per far fronte a spese impreviste o investimenti, senza dover vendere le proprie cripto-valute. Questo significa che il debitore, nonostante il prestito, potrà continuare a godere dei benefici legati al possibile aumento di valore delle criptovalute che possiede e che ha offerto in garanzia.

Parliamo invece dei vantaggi legati ad investire le proprie cripto-valute all’interno di piattaforme che garantiscono crypto loans. L’investitore, oltre a conservare le proprie cripto-valute e godere dei possibili incrementi del loro valore, potrà anche ottenere degli interessi annui fissi, quasi come se depositasse i propri soldi in un conto deposito.

Inoltre, tutte le piattaforme menzionate nell’articolo permettono anche di investire le proprie stablecoin, come il Tether Coin o l’USD Coin (cripto-valute legate in modo esatto al prezzo del dollaro). In questo modo è possibile beneficiare degli interessanti rendimenti dell’investimento in crypto lending senza esporsi all’estrema volatilità delle cripto-valute classiche come Il Bitcoin o l’Ethereum.

Ovviamente non bisogna commettere l’errore di credere che i prestiti in cripto-valute siano privi di rischio. Sia chi prende in prestito dei soldi offrendo le proprie crypto come garanzia, sia chi investe le proprie cripto-valute in una piattaforma di crypto lending, si espone infatti a dei rischi che non vanno sottovalutati.

Innanzitutto va menzionata ancora una volta la volatilità delle cripto-valute. Se un utente ha preso un prestito in euro offrendo il Bitcoin come garanzia, ed il prezzo della valuta digitale diminuisce, egli subirà immediatamente una perdita, senza però che il valore dei soldi che deve restituire diminuisca.

Lo stesso vale per chi investe in cripto-valute.

Inoltre c’è da dire che le piattaforme che si occupano di prestiti in cripto-valute sono nate da pochi anni e risultano molto meno regolamentate rispetto alle banche e alle altre istituzioni finanziarie che tradizionalmente si occupano di erogare prestiti o consentire di investire il proprio denaro.


In conclusione, tali piattaforme aumentano le possibilità per soggetti non bancabili di ottenere finanziamenti, seppure a tassi rilevanti.

Ma veramente la platea dei soggetti aumenta? Chi può possedere bitcoin?

Forse l'inclusione finanziaria resta un miraggio, Zuckerberg permettendo...!


(cit. Bussola Finanziaria)



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